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AL FRONTE

 

Era la mattina del 12 marzo 1943, una giornata ancora fredda alle porte della primavera: i primi fiori sbocciavano nei boschi circostanti, quando io, ventitreenne telegrafista degli alpini, stavo facendo il mio solito lavoro.

C’era la guerra e la notte precedente non avevo dormito molto.

Provai  a telefonare alle altri basi friulane e mi rispondevano solo Tedeschi…ormai alla quarta telefonata di seguito capii.

La Germania aveva occupato l’Italia e per noi non c’era molto da fare.

La paura mi bloccava il respiro.

Quando riuscii a capire che di lì a poco sarebbero arrivati a prendere anche i miei colleghi e me, avvisai tutti di scappare e di mettersi in salvo.

Io riuscii ad andare a casa a salutare mia madre e le mie sorelle, quando, mentre stavo mungendo la mia asinella Tea per bere almeno un bicchiere di latte, mi vennero a prendere.

Mi ordinarono:”Vieni con noi soldato, porta anche la tua asina, ci può servire!”

Con un masso in gola mi avviai con loro e la giovane Tea.

Per fortuna avevo fatto in tempo a nascondere tutti gli altri animali nel bosco e la mia famiglia avrebbe avuto latte e uova a volontà.

 

Tea era una giovane asinella di razza sarda, piccola e minuta, ma produceva un latte squisito che amavo bere ogni mattina a colazione ed ogni sera prima di addormentarmi.

La bestiola era mite ed ubbidiente, mi seguiva ovunque ed anche in questa occasione non mancò.

Tea ed io fummo stipati insieme ad altri centinaia, anzi migliaia di uomini, in un vagone merci in direzione di Breitenau, campo di lavoro in Germania.

 

Viaggiammo per giorni e giorni in un tempo che sembrava infinito, in condizioni pessime, come gli ultimi degli ultimi.

Tanti non sopravvissero neppure al viaggio, purtroppo.

Tea ed io sbarcammo un mese dopo, molto provati.

Ci sistemarono in delle cucce strettissime a mo’di sardine: io ero in basso con Tea legata al mio letto.

La bestiola si fidava di me e mi seguiva ciecamente, anche se sapeva benissimo che non sarebbe stato facile.

Il primo giorno ci misero in fila e ci spogliarono di tutti i nostri averi per darci delle divise  a righe tutte uguali, ci rasarono il pelo(di Tea) e capelli per evitare i pidocchi.

La giornata cominciava all’alba,Tea lavorava con me tutto il tempo senza interruzioni: scavavamo nel terreno a cielo aperto alla ricerca di minerali preziosi utili alla costruzione e fusione per fare nuove armi da guerra.

Solo alla sera avevamo diritto alla “sbobba” che io dovevo dividere con la mia amata Tea perché non dovevamo consumare troppo: se non lavoravamo abbastanza giurarono che se la sarebbero mangiata.

Per questo eravamo instancabili, lavoravamo più degli altri spesso ed io feci di tutto per proteggerla.

Tea era straordinaria e ricambiava. Con le poche briciole che le davo, riusciva a darmi ogni mattina, di nascosto, qualche goccia del suo preziosissimo latte: mi ha salvato la vita.

 

Passammo due anni in questo campo di lavoro, molti dei nostri compagni e amici di sventura vi restarono per sempre. Era facile ammalarsi, solo i più forti resistevano.

Ci furono anche molte occasioni in cui aerei nemici passarono sopra le nostre teste ed in fondo al nostro cuore siamo arrivati  a desiderare che ci bombardassero per farla finita con questo incubo.

Ogni giorno Tea portava i sacchi con le pietre minerarie sulla sua povera schiena, non sono stati rari i casi in cui si ribaltava a zampe all’aria per il troppo peso e le percosse non mancarono.

Mai un lamento o un raglio di troppo.

 

Alla liberazione nell’aprile 1945, gli Americani ci riservarono una festa che mai dimenticherò: cibo e bevande a volontà, uno sfarzo  visto prima in  tanti anni di povertà.

Tea ed io pesavamo 36 e 11 Chilogrammi rispettivamente, non so come facevamo a reggerci in piedi.

Io ero un giovane di 25 anni con la vita davanti e la piccola Tea, allora di 5 anni, voleva farsi una bella famigliola nel recinto di casa.

Tea venne adornata di ghirlanda e medaglia al valore di guerra.

 

Quest’esperienza ci ha profondamente ed indelebilmente segnati, ma ci ha anche temprati e forgiati nello spirito.

Quando mia madre e le mie sorelle ci videro tornare in quel bel mattino di sole non poterono credere ai loro occhi.

Tea morì 26 anni dopo: io ci guardo nella nostra foto che conservo nell’atrio di casa per ricordarmi dell’Amore in cui ho creduto e quello in cui credo ancora oggi a 90 anni.

 

 

Nonno Attilio

 

 

 

AL FRONTE

 

Era la mattina del 12 marzo 1943, una giornata ancora fredda alle porte della primavera: i primi fiori sbocciavano nei boschi circostanti, quando io, ventitreenne telegrafista degli alpini, stavo facendo il mio solito lavoro.

C’era la guerra e la notte precedente non avevo dormito molto.

Provai  a telefonare alle altri basi friulane e mi rispondevano solo Tedeschi…ormai alla quarta telefonata di seguito capii.

La Germania aveva occupato l’Italia e per noi non c’era molto da fare.

La paura mi bloccava il respiro.

Quando riuscii a capire che di lì a poco sarebbero arrivati a prendere anche i miei colleghi e me, avvisai tutti di scappare e di mettersi in salvo.

Io riuscii ad andare a casa a salutare mia madre e le mie sorelle, quando, mentre stavo mungendo la mia asinella Tea per bere almeno un bicchiere di latte, mi vennero a prendere.

Mi ordinarono:”Vieni con noi soldato, porta anche la tua asina, ci può servire!”

Con un masso in gola mi avviai con loro e la giovane Tea.

Per fortuna avevo fatto in tempo a nascondere tutti gli altri animali nel bosco e la mia famiglia avrebbe avuto latte e uova a volontà.

 

Tea era una giovane asinella di razza sarda, piccola e minuta, ma produceva un latte squisito che amavo bere ogni mattina a colazione ed ogni sera prima di addormentarmi.

La bestiola era mite ed ubbidiente, mi seguiva ovunque ed anche in questa occasione non mancò.

Tea ed io fummo stipati insieme ad altri centinaia, anzi migliaia di uomini, in un vagone merci in direzione di Breitenau, campo di lavoro in Germania.

 

Viaggiammo per giorni e giorni in un tempo che sembrava infinito, in condizioni pessime, come gli ultimi degli ultimi.

Tanti non sopravvissero neppure al viaggio, purtroppo.

Tea ed io sbarcammo un mese dopo, molto provati.

Ci sistemarono in delle cucce strettissime a mo’di sardine: io ero in basso con Tea legata al mio letto.

La bestiola si fidava di me e mi seguiva ciecamente, anche se sapeva benissimo che non sarebbe stato facile.

Il primo giorno ci misero in fila e ci spogliarono di tutti i nostri averi per darci delle divise  a righe tutte uguali, ci rasarono il pelo(di Tea) e capelli per evitare i pidocchi.

La giornata cominciava all’alba,Tea lavorava con me tutto il tempo senza interruzioni: scavavamo nel terreno a cielo aperto alla ricerca di minerali preziosi utili alla costruzione e fusione per fare nuove armi da guerra.

Solo alla sera avevamo diritto alla “sbobba” che io dovevo dividere con la mia amata Tea perché non dovevamo consumare troppo: se non lavoravamo abbastanza giurarono che se la sarebbero mangiata.

Per questo eravamo instancabili, lavoravamo più degli altri spesso ed io feci di tutto per proteggerla.

Tea era straordinaria e ricambiava. Con le poche briciole che le davo, riusciva a darmi ogni mattina, di nascosto, qualche goccia del suo preziosissimo latte: mi ha salvato la vita.

 

Passammo due anni in questo campo di lavoro, molti dei nostri compagni e amici di sventura vi restarono per sempre. Era facile ammalarsi, solo i più forti resistevano.

Ci furono anche molte occasioni in cui aerei nemici passarono sopra le nostre teste ed in fondo al nostro cuore siamo arrivati  a desiderare che ci bombardassero per farla finita con questo incubo.

Ogni giorno Tea portava i sacchi con le pietre minerarie sulla sua povera schiena, non sono stati rari i casi in cui si ribaltava a zampe all’aria per il troppo peso e le percosse non mancarono.

Mai un lamento o un raglio di troppo.

 

Alla liberazione nell’aprile 1945, gli Americani ci riservarono una festa che mai dimenticherò: cibo e bevande a volontà, uno sfarzo  visto prima in  tanti anni di povertà.

Tea ed io pesavamo 36 e 11 Chilogrammi rispettivamente, non so come facevamo a reggerci in piedi.

Io ero un giovane di 25 anni con la vita davanti e la piccola Tea, allora di 5 anni, voleva farsi una bella famigliola nel recinto di casa.

Tea venne adornata di ghirlanda e medaglia al valore di guerra.

 

Quest’esperienza ci ha profondamente ed indelebilmente segnati, ma ci ha anche temprati e forgiati nello spirito.

Quando mia madre e le mie sorelle ci videro tornare in quel bel mattino di sole non poterono credere ai loro occhi.

Tea morì 26 anni dopo: io ci guardo nella nostra foto che conservo nell’atrio di casa per ricordarmi dell’Amore in cui ho creduto e quello in cui credo ancora oggi a 90 anni.

 

 

Nonno Attilio

 

 

 

AL FRONTE

 

Era la mattina del 12 marzo 1943, una giornata ancora fredda alle porte della primavera: i primi fiori sbocciavano nei boschi circostanti, quando io, ventitreenne telegrafista degli alpini, stavo facendo il mio solito lavoro.

C’era la guerra e la notte precedente non avevo dormito molto.

Provai  a telefonare alle altri basi friulane e mi rispondevano solo Tedeschi…ormai alla quarta telefonata di seguito capii.

La Germania aveva occupato l’Italia e per noi non c’era molto da fare.

La paura mi bloccava il respiro.

Quando riuscii a capire che di lì a poco sarebbero arrivati a prendere anche i miei colleghi e me, avvisai tutti di scappare e di mettersi in salvo.

Io riuscii ad andare a casa a salutare mia madre e le mie sorelle, quando, mentre stavo mungendo la mia asinella Tea per bere almeno un bicchiere di latte, mi vennero a prendere.

Mi ordinarono:”Vieni con noi soldato, porta anche la tua asina, ci può servire!”

Con un masso in gola mi avviai con loro e la giovane Tea.

Per fortuna avevo fatto in tempo a nascondere tutti gli altri animali nel bosco e la mia famiglia avrebbe avuto latte e uova a volontà.

 

Tea era una giovane asinella di razza sarda, piccola e minuta, ma produceva un latte squisito che amavo bere ogni mattina a colazione ed ogni sera prima di addormentarmi.

La bestiola era mite ed ubbidiente, mi seguiva ovunque ed anche in questa occasione non mancò.

Tea ed io fummo stipati insieme ad altri centinaia, anzi migliaia di uomini, in un vagone merci in direzione di Breitenau, campo di lavoro in Germania.

 

Viaggiammo per giorni e giorni in un tempo che sembrava infinito, in condizioni pessime, come gli ultimi degli ultimi.

Tanti non sopravvissero neppure al viaggio, purtroppo.

Tea ed io sbarcammo un mese dopo, molto provati.

Ci sistemarono in delle cucce strettissime a mo’di sardine: io ero in basso con Tea legata al mio letto.

La bestiola si fidava di me e mi seguiva ciecamente, anche se sapeva benissimo che non sarebbe stato facile.

Il primo giorno ci misero in fila e ci spogliarono di tutti i nostri averi per darci delle divise  a righe tutte uguali, ci rasarono il pelo(di Tea) e capelli per evitare i pidocchi.

La giornata cominciava all’alba,Tea lavorava con me tutto il tempo senza interruzioni: scavavamo nel terreno a cielo aperto alla ricerca di minerali preziosi utili alla costruzione e fusione per fare nuove armi da guerra.

Solo alla sera avevamo diritto alla “sbobba” che io dovevo dividere con la mia amata Tea perché non dovevamo consumare troppo: se non lavoravamo abbastanza giurarono che se la sarebbero mangiata.

Per questo eravamo instancabili, lavoravamo più degli altri spesso ed io feci di tutto per proteggerla.

Tea era straordinaria e ricambiava. Con le poche briciole che le davo, riusciva a darmi ogni mattina, di nascosto, qualche goccia del suo preziosissimo latte: mi ha salvato la vita.

 

Passammo due anni in questo campo di lavoro, molti dei nostri compagni e amici di sventura vi restarono per sempre. Era facile ammalarsi, solo i più forti resistevano.

Ci furono anche molte occasioni in cui aerei nemici passarono sopra le nostre teste ed in fondo al nostro cuore siamo arrivati  a desiderare che ci bombardassero per farla finita con questo incubo.

Ogni giorno Tea portava i sacchi con le pietre minerarie sulla sua povera schiena, non sono stati rari i casi in cui si ribaltava a zampe all’aria per il troppo peso e le percosse non mancarono.

Mai un lamento o un raglio di troppo.

 

Alla liberazione nell’aprile 1945, gli Americani ci riservarono una festa che mai dimenticherò: cibo e bevande a volontà, uno sfarzo  visto prima in  tanti anni di povertà.

Tea ed io pesavamo 36 e 11 Chilogrammi rispettivamente, non so come facevamo a reggerci in piedi.

Io ero un giovane di 25 anni con la vita davanti e la piccola Tea, allora di 5 anni, voleva farsi una bella famigliola nel recinto di casa.

Tea venne adornata di ghirlanda e medaglia al valore di guerra.

 

Quest’esperienza ci ha profondamente ed indelebilmente segnati, ma ci ha anche temprati e forgiati nello spirito.

Quando mia madre e le mie sorelle ci videro tornare in quel bel mattino di sole non poterono credere ai loro occhi.

Tea morì 26 anni dopo: io ci guardo nella nostra foto che conservo nell’atrio di casa per ricordarmi dell’Amore in cui ho creduto e quello in cui credo ancora oggi a 90 anni.

 

 

Nonno Attilio

 

 

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