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LE MIE SORELLINE ED IO

Tratto da una storia vera

 

Quella serra Nina, una giovane e dolcissima cagnolina meticcia dal pelo fulvo, scappò di casa dove i suoi padroni non avevano più molta cura di lei “Senza di me si toglieranno un peso!”pensò.

Se ne andò a cercare fortuna, ma com’è prevedibile non ne trovò molta.

Appena uscita dal cortile si trovò scaraventata in una dura realtà: la strada.

Quella statale 23 era molto trafficata di giorno, ama a quell’ora della sera sembrava tutto tranquillo.

Decise allora di attraversare ed andare dall’altra parte nel bosco che scendeva lungo la collina.

Nina era scappata perché sapeva benissimo che non sarebbe riuscita a custodire ancora per molto il suo segreto: nel suo grembo c’era nuova vita, Nina era incinta di 3 cuccioli.

La pancia cominciava a pesare e ad essere sempre più evidente.

Mancavano due settimane al parto e lei voleva trovare un posto tranquillo per diventare mamma e poter far vivere sereni i suoi piccoli.

Qualche mese prima Nina aveva già partorito 4 cuccioli stupendi, ma poco dopo il padrone glieli portò via ancora mugolanti, tutti umidi e con gli occhi chiusi.

Agghiacciata, non seppe più nulla dei suoi piccoli.

Nina quella sera allora era ancora più determinata ad andarsene.

Si avvicinò alla strada e visto che non passava anima viva, decise di attraversare, ma era molto tesa.

Era la prima volta che usciva dal cortile così da sola. Quel percorso sembrò durare un’eternità…uno squittire di un topolino indaffarato a traslocare da un ciglio all’altro la fece sobbalzare.

Tutto sembrava durare un’eternità…era quasi arrivata dall’altra parte di questo immenso stradone quando una luce accecante che andava di qua e di là la mandò completamente in confusione bloccandola ad occhi spalancati.

Quella moto a tutta velocità travolse la piccola Nina.

La moto sbandò, rallentò un attimo esitando, poi il ragazzo alla guida diede una decisa accelerata e sfrecciò vai nel nulla come era arrivato.

L’uomo quella sera avava fatto bisboccia con glia amici e non si fece molto scrupoli per il codice della strada, sapendo di dover passare per strade secondarie e poco controllate.

La povera Nina era lì, priva di sensi, con il corpicino malandato e gravi ferite…lì da sola sull’asfalto.Il suo torace si sollevava ancora con movimenti quasi impercettibili, il tempo sembrava essersi fermato.

Gli animaletti all’altro capo della strada, pallidi e terrorizzati volevano prestarle soccorso, ma non sapevano come fare a questo punto. La famiglia del topolino Sam che stava traslocando si avvicinò a passi felpati al corpo di Nona, quasi con la paura di svegliarla.

Cercarono invano di trascinarla verso il prato, ma era troppo pesante.

Così si sedettero tutti intorno a lei per pregare insieme che quella vita, più di altre in quel momento, si potesse salvare.

 

 

La stessa sera Mario, il giovane veterinario del canile del paese era uscito a cena con la sua ragazza e stava rincasando fischiettando dalla gioia perché le aveva appena regalato l’anello per il loro fidanzamento e lei aveva accettato di sposarlo senza esitare.

Era euforico e pensò:” Stasera sono troppo felice per dormire, prendo Toby al guinzaglio e andiamo a farci una bella corsa sulla spiaggia al chiaro di luna!”.

Decise allora di rientrare per la strada secondaria…aveva la radio a tutto volume, quando qualcosa per la strada colpì la sua attenzione.

Con il cuore in gola inchiodò con l’auto lasciando parte dei pneumatici sull’asfalto fumante.

Non poteva crederci, un animaletto investito…senza neanche pensarci uscì di corsa dall’auto sbattendo la portiera.

Si avvicinò al corpicino di Nina un po’ titubante per quello che poteva trovare…mise la mano sul torace, un orecchio sul muso e notò che la piccola era ancora viva.

Con un guizzo di gioia la prese in braccio molto delicatamente e la caricò in auto.

Mise in moto in direzione del suo ambulatorio sotto casa.

 

Alla porta c’era il suo cane Toby ad aspettarlo.

Toby, anche lui un meticcio incrociato con un Labrador color vaniglia, sapeva che c’era qualcosa do strano e che il suo padrone avrebbe avuto bisogno di lui.

Quando il veterinario uscì dall’auto con Nina in braccio non ebbe dubbi.

Con una zampata aprì la porta dello studio e con un altro balzo accese la luce all’interno: “Grazie amico!” gli rispose il padrone. “Qui c’è da lavorare, ho bisogno di te!”

Il dottore distese la piccola sul tavolo operatorio: si lavò le mani, si disinfettò, indossò il camice, guanti e mascherina; pulì e disinfettò l’occorrente, predispose tutta la strumentazione e si mise al lavoro.

Mario era determinato a salvare la piccola Nina anche perché sapeva che aveva i suoi cuccioli nel pancino.

L’intervento dunque cominciò, un riflessivo silenzio era calato nell’ambulatorio…anche fuori la casa del dottore il lampione sembrava stare in preghiera.

Toby attendeva seduto vicino alla porta.

Dopo un’ora circa, il dottore di spalle si asciugò la fronte stanchissimo, Toby temeva il peggio perché aveva notato il suo padrone agitarsi molto per tamponare l’emorragia della cagnolina, così come per fissare le numerose fratture.

Mario si voltò con in mano 3 microscopici cagnolini in mano che si muovevano lenti: sembravano dei topolini senza pelo e con gli occhi chiusi.

Miracolo: erano vivi e di lì a poco anche Nina si sarebbe svegliata.

Seppur dolorante, con un po’ di aiuto, Nina sarebbe riuscita ad allattare al meglio i suoi piccoli.

Quanta gioia nell’aria.

Toby prese a scodinzolare intorno ai piccoli come impazzito, Mario gli disse:”Adesso dobbiamo avere molta cura di Nina e dei suoi piccoli! Toby stai vicino alla mamma!”

Toby ubbidì all’istante e si accoccolò accanto alla cuccia che Mario aveva preparato per il risveglio dall’anestesia di Nina.

Toby fece la guardia finchè Nina non si svegliò, quindi prese a leccarle le ferite fino a che non si fece giorno.

Mario rimase in piedi tutta la notte ad accudire i tre cuccioli in attesa che la mamma, una volta in forze, potesse allattarli da sè.

Da lì a pochi giorni Nina scodinzolava per l’ambulatorio seppur zoppa: sapeva di essere capitata in paradiso.

Allattò i suoi piccoli con amore e devozione come la migliore delle mamme…e Toby sembrava innamorarsi di questa nuova famigliola.

Intanto, con la scusa dei cuccioli, anche la fidanzata di Mario si era già trasferita lì a casa con loro e dava così il suo aiuto.

Guenda, appunto gestiva il canile del paese  e qualche mese dopo si sarebbe occupata dell’adozione di Leo e delle sue due sorelline.

 

 

Nessuno più separò Mario e Guenda, come Toby e Nina, così come nessuno mai separerà Leo da Riccardo il suo padroncino.

 

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